L’anisocoria è una condizione in cui le pupille non hanno lo stesso diametro. Molte persone se ne accorgono per caso, davanti allo specchio o in una fotografia scattata con il flash.
Nella maggior parte dei casi non indica una malattia, ma in alcune situazioni può essere il segnale di un problema oculistico o neurologico che richiede una valutazione specialistica.

Capire le differenze tra le forme innocue e quelle che meritano attenzione permette di affrontare la situazione con maggiore consapevolezza.

Cos’è l’anisocoria e come funziona la pupilla

La pupilla si restringe o si dilata per regolare la luce che entra nell’occhio. Questo movimento dipende da muscoli minuscoli presenti nell’iride e dai nervi che li controllano.
Si parla di anisocoria quando la differenza tra le due pupille supera all’incirca mezzo millimetro. La prima domanda che l’oculista si pone è se quella differenza esista da sempre oppure sia comparsa di recente: è proprio questo che orienta l’interpretazione.

Esiste infatti una forma fisiologica, presente in una parte significativa della popolazione, che non provoca sintomi né variazioni nel tempo. In altri casi la pupilla può cambiare comportamento per cause locali (legate direttamente all’occhio) o per motivi neurologici.

Come si presenta l’anisocoria nella vita quotidiana

Una lieve differenza pupillare può essere visibile in alcune condizioni e scomparire in altre.
Un dettaglio molto utile per orientare la diagnosi è osservare come cambia la differenza pupillare alla luce o al buio.
Se una pupilla rimane troppo grande in un ambiente illuminato, o troppo piccola in un ambiente scuro, significa che il suo meccanismo di regolazione della luce non funziona correttamente.

Talvolta, insieme all’anisocoria, compaiono sintomi come maggiore sensibilità alla luce, sensazione di vista appannata, palpebra leggermente abbassata o un mal di testa improvviso: segnali che meritano attenzione perché spesso indicano una causa non semplicemente fisiologica.

Le principali cause di anisocoria

Anisocoria fisiologica

È la forma più comune. La differenza tra le pupille è lieve, non causa disturbi e rimane stabile nel tempo. Spesso il paziente scopre di averla “da sempre”.

Cause oculistiche

Infiammazioni come iriti e uveiti, traumi, interventi laser o l’uso di alcuni colliri possono modificare il diametro pupillare. In questi casi, oltre all’anisocoria, compaiono spesso dolore, arrossamento o visione offuscata, perché l’origine è locale.

Cause neurologiche

Alcune patologie coinvolgono i nervi che controllano i muscoli della pupilla.
La sindrome di Horner, ad esempio, si caratterizza per una pupilla più piccola e una palpebra appena più bassa.
La paralisi del III nervo cranico, invece, provoca una pupilla più grande, palpebra abbassata e, talvolta, visione doppia.
Anche alcune forme di emicrania possono dare un’anisocoria transitoria.

Come si arriva alla diagnosi

La valutazione inizia sempre con un esame accurato in studio. L’oculista osserva la risposta delle pupille in condizioni diverse, controlla iride, cornea e pressione oculare, e valuta eventuali segni di infiammazione.
Se il comportamento pupillare suggerisce un’origine neurologica, è possibile che vengano richiesti approfondimenti come una visita neurologica, una risonanza magnetica o test farmacologici specifici.

La diagnosi non si basa soltanto sulla dimensione delle pupille, ma su come reagiscono alla luce, sulla presenza di sintomi associati e sulla storia clinica del paziente.

Anisocoria: quando preoccuparsi e cosa fare

È opportuno rivolgersi a uno specialista se l’anisocoria:

  • è comparsa di recente
  • si associa a mal di testa improvviso
  • si accompagna a palpebra cadente, visione doppia o difficoltà di messa a fuoco
  • peggiora in breve tempo
  • si manifesta dopo un trauma
  • compare insieme a nausea, debolezza o altri sintomi neurologici

La comparsa improvvisa di anisocoria associata ad altri disturbi oculari o neurologici richiede una valutazione urgente.

Nella maggior parte dei casi, però, l’anisocoria è benigna e non comporta rischi per la vista, purché venga correttamente inquadrata.

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