L’epilessia è una patologia neurologica caratterizzata dalla predisposizione a crisi epilettiche ricorrenti, dovute a un’attività elettrica anomala e sincronizzata all’interno del cervello. Si tratta di una condizione clinica complessa, che non si manifesta sempre con le convulsioni più note: molte crisi possono essere brevi, discrete e difficili da riconoscere se non si conoscono i sintomi specifici.

Comprendere i primi segnali, sapere quali esami permettono una diagnosi accurata e conoscere le modalità corrette di gestione rappresenta un passaggio fondamentale per chi vive un episodio sospetto o assiste a comportamenti improvvisi e insoliti.

Come si manifestano le crisi epilettiche: riconoscere i primi segnali

Le crisi epilettiche non sono tutte uguali. La forma più conosciuta — la crisi tonico-clonica generalizzata — rappresenta solo una parte delle manifestazioni possibili. Nella pratica clinica sono molto frequenti crisi focali, legate all’attivazione anomala di un’area specifica del cervello, spesso senza perdita completa di coscienza.

Ecco alcuni segnali clinici che meritano attenzione:

Crisi focali non motorie (precedentemente chiamate “parziali semplici”)

  • Sensazioni improvvise e ricorrenti, sempre simili tra loro (aura epilettica): odori inesistenti, sapori metallici, sensazione di “vuoto allo stomaco”, déjà vu intensi.
  • Brevi alterazioni della percezione o dell’attenzione.
  • Sensazione improvvisa di paura, euforia o confusione senza causa esterna.

Crisi focali con alterazione della consapevolezza

  • Sguardo fisso e mancata risposta agli stimoli.
  • Movimenti automatici (masticazione, deglutizione, manipolazione di oggetti).
  • Mancanza di consapevolezza dell’episodio, spesso seguita da confusione.

Crisi generalizzate

  • Assenze: la persona interrompe temporaneamente ciò che sta facendo, per pochi secondi. Più comuni in età pediatrica.
  • Mioclonie: scatti rapidi e improvvisi agli arti.
  • Crisi tonico-cloniche: irrigidimento, caduta a terra e movimenti involontari diffusi.

Molti pazienti sottovalutano le prime manifestazioni perché brevi o isolate. Tuttavia, la ripetitività degli episodi è un indicatore fondamentale.

Quando sospettare un disturbo epilettico

Il sospetto clinico aumenta quando:

  • gli episodi sono ricorrenti e non spiegati da stress, ipoglicemia, calo pressorio o ansia
  • le crisi compaiono con modalità sempre simili
  • compaiono segnali neurologici transitori (confusione, automatismi, amnesie brevi)
  • testimoni riferiscono “momenti in cui la persona non è sé stessa”

Il ruolo dei familiari o di chi assiste a un episodio è spesso determinante per orientare verso una valutazione specialistica.

Cosa fare durante una crisi epilettica

È essenziale conoscere le corrette misure di sicurezza.
Durante una crisi:

  • mettere la persona in posizione laterale di sicurezza, se possibile
  • proteggere la testa con un cuscino o indumento
  • rimuovere oggetti pericolosi nelle vicinanze
  • non cercare di bloccare i movimenti
  • non inserire oggetti in bocca
  • monitorare durata e andamento della crisi

Chiamare il 118 se:

  • la crisi dura più di 5 minuti
  • la persona non riprende coscienza dopo la crisi
  • compaiono più crisi ravvicinate
  • è la prima crisi della vita
  • vi sono traumi o difficoltà respiratorie

Perché si verificano le crisi epilettiche: le cause più comuni

Le cause dell’epilessia possono essere molteplici. In alcuni casi deriva da una lesione del tessuto cerebrale, come può accadere dopo un trauma cranico, un ictus o un’infezione del sistema nervoso centrale.

Esistono forme di epilessia geneticamente determinate e condizioni in cui la causa è legata a alterazioni dello sviluppo cerebrale.

Non è raro che l’origine rimanga non identificata: in questi casi si parla di epilessia idiopatica.

È importante ricordare che fattori come privazione di sonno, stress marcato, abuso di alcol o luci intermittenti possono aumentare la probabilità che una crisi si manifesti in chi è predisposto.

Come viene diagnosticata l’epilessia

La diagnosi di epilessia parte sempre da un confronto accurato con il neurologo, che raccoglie la descrizione dei sintomi e delle eventuali testimonianze di chi ha assistito alle crisi.

L’esame più utilizzato è l’EEG, che registra l’attività elettrica del cervello e permette di individuare eventuali anomalie compatibili con epilessia. In alcuni casi può essere eseguito dopo una notte di privazione del sonno o in registrazione prolungata, associata a video.

La risonanza magnetica cerebrale completa poi la valutazione, aiutando a individuare cicatrici, lesioni o malformazioni che potrebbero spiegare le crisi.

L’interpretazione congiunta di visita, EEG e imaging consente di formulare una diagnosi affidabile.

Come si gestisce l’epilessia nella vita quotidiana

La maggior parte dei pazienti ottiene un buon controllo delle crisi con la terapia adatta.
Oltre ai farmaci prescritti dal neurologo, è importante:

  • mantenere una regolare igiene del sonno
  • evitare alcol in eccesso
  • limitare situazioni ad alto rischio se le crisi non sono ancora controllate
  • ridurre stress intenso, se possibile
  • seguire scrupolosamente la terapia
  • non sospendere mai i farmaci senza indicazione medica
  • informare una persona vicina su come comportarsi in caso di crisi

Molti pazienti, una volta stabilizzata la condizione, possono guidare, lavorare, praticare attività sportiva e condurre una vita pienamente normale.

Quando rivolgersi a un neurologo

Una valutazione specialistica è consigliata quando:

  • compaiono episodi improvvisi di “assenza” o amnesie brevi
  • si manifestano movimenti involontari non controllabili
  • si verificano sensazioni ricorrenti di déjà vu, paura intensa o percezioni anomale
  • familiari o colleghi riferiscono episodi di mancata responsività
  • si verifica una crisi tonico-clonica, anche singola

Un inquadramento precoce riduce il rischio di ulteriori crisi e permette di intraprendere una terapia adeguata.

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